giovedì 14 febbraio 2008

appello

Questo è un appello scritto da noi ersmus...
vorremmo inviarlo a qualche blog importante,giornali...ovunque..
una volta firmato rimandatelo indietro all'indirizzo giulia_calluori@yahoo.it .
Inviatela a tutti gli studenti erasmus che conoscete sensibili al problema del voto per l'elezione del nuovo parlamento nazionale italiano..
dobbiamo muoverci in fretta... domani sera o giovedi' al messimo la lettera degli studenti temporaneamente all'estero deve essere inviata...

Aspettiamo fiduciosi che questa e-mail torni indietro con un lungo elenco di firme.


In una situazione di “Emergenza politica” conseguente alla crisi del governo Prodi, da studenti “temporaneamente all’estero” (per lo svolgimento del progetto Socrates/ Erasmus) sentiamo
il dovere di partecipare alle votazioni per la elezione del nuovo Parlamento Nazionale.

Il “D.L. 1/2006, conv., con mod., L. 22/2006, art. 3-sexies” relativo all’Esercizio del diritto di voto dei cittadini temporaneamente all’estero per motivi di servizio o missioni internazionali prevede quali fruitori di tale diritto le categorie:

1. del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia impegnato
temporaneamente all’estero in missioni internazionali;
2. dei dipendenti di amministrazioni statali che per ragioni di servizio
si trovino all’estero in via transitoria e dei loro familiari;
3. dei professori universitari e ricercatori in servizio o impegnati in
attività di ricerca per almeno sei mesi all’estero;

La nostra situazione non è contemplata in nessuna delle suddette.
Non rientriamo neppure fra le categorie dei soggetti (degli Italiani permanentemente all’estero) iscritti e iscrivibili all’AIRE come da L. 470/1988, art. 2, comma 1:

Sono iscritti all’AIRE:
- i cittadini italiani che si sono trasferiti in modo permanente all’estero
e che conseguentemente sono stati cancellati dall’anagrafe della
popolazione residente (APR) nell’originario comune di residenza;
- i cittadini italiani nati all’estero il cui atto di nascita sia stato
registrato in Italia;
- le persone residenti all’estero che acquisiscono la cittadinanza
italiana;
- i cittadini italiani per i quali la residenza all’estero possa essere
accertata da un provvedimento dell’autorità giudiziaria;
- i cittadini italiani nati e residenti all’estero, i cui ascendenti non sono
nati, né sono mai stati residenti, in Italia.

La domanda che ci poniamo è, quindi, se esiste una qualche legge che tuteli la nostra posizione di Italiani “temporaneamente all’estero” per motivi di studio (nella fattispecie perché vincitori di una borsa di studio Socrates/ Erasmus).
In caso di risposta negativa l’unica possibilità per esercitare il nostro diritto di voto sarebbe quella di tornate in Italia.
A questo punto, il prezzo per l’esercizio di tale diritto diventerebbe particolarmente gravoso:
non essendo contemplati rimborsi per i viaggi aerei e non essendoci alcun riguardo per il disagio derivante dall’assenza di rotte dirette ed economiche per le rispettive città di residenza (ci riferiamo in particolare modo al Sud Italia).
Non riteniamo giusto che l’esercizio di voto debba costarci così tanto in termini economici e di tempo che, di fatto, verrebbe sottratto ai nostri impegni di studio.
Non possiamo nemmeno rimanere indifferenti di fronte alla vergogna, da una parte, di un doppio rimborso ai partiti (contemplato in una modifica di legge intervenuta nel febbraio 2006, che prevede 'l'erogazione del rimborso elettorale anche in caso di scioglimento delle Camere', legge n. 51 del 2006) e, dall’ altra, di una “quasi-costrizione al non-voto” messa in atto grazie a una serie di vuoti legislativi relativi alla nostra situazione.
Non ci sentiamo di avere peccato di superficialità nell’avere deciso di svolgere una attività didattica all’estero, nella sacrosanta supposizione (avendo votato appena due anni fa per le elezioni nazionali) che la prossima chiamata alle urne sarebbe avvenuta nell’anno 2011.
La presente vuole essere un grido, speriamo non disatteso, di aiuto e di protesta di studenti “temporaneamente all’estero” impegnati in una crescita formativa, didattica e personale, che si spera un giorno di poter mettere a disposizione in un paese che sembra non ascoltare piu’ le nostre voci.

Clicca qui per firmare la petizione. Passa il link a tutti quelli che conosci per favore.

mercoledì 24 ottobre 2007

Questo Quorum...


Il quorum... a che serve? No, sul serio, a cosa serve il quorum?

Non solo è uno strumento inutile all'atto pratico, ma è scorretto in via teorica.
Permette infatti di invalidare un referendum solo per la pigrizia del 50% dei cittadini, che chiamati alle urne, sono chiamati, e spesso ci si dimentica, a compiere il loro dovere.

E' sbagliato nella pratica perchè allontana dal voto non solo chi vuole mantenere lo status quo, e quindi usa strumentalmente quella che dovrebbe essere una garanzia, ma anche chi, sfiduciato, avrebbe votato ma di riflesso non lo fa.

Chi è contrario deve esprimere la sua contrarietà, chi non va a votare dovrebbe dare un tacito assenzo a quello che viene deciso dagli altri, non merita di influenzare l'andamento di una comunità.
E' barbaro pensare che il costo che ha un referendum per lo Stato, e quello della raccolta firme per coloro che l'hanno proposto, possano finire nel niente.

Il punto è quindi che il quorum è uno strumento troppo forte contro i favorevoli al referendum, è praticamente un diritto di veto.

La scusa che questo potere serva a salvaguardare lo Stato è falsa, altrimenti avremmo il quorum anche per il referendum costituzionale, mentre è sufficiente che una persona vada a votare perchè questo sia valido.
Ed è da notare che in questo caso parliamo di riforme che vanno a toccare la Costituzione, quindi pilastri fondamentali del nostro sistema.

Forse dovremmo proporre un referendum per abolire il quorum, sperando che non venga invalidato perchè a votare va il 49%...


Il non voto è disinteresse, sempre.

martedì 25 settembre 2007

Gli intermediari degli intermediari


Già, perchè è proprio in questi che ci si imbatte continuando il viaggio tra gli sprechi.

Che altro sono le Province se non un ammasso di poltrone e un ricettacolo di fondi pubblici?


Hanno funzioni tra le più disparate, che spaziano dall'istruzione alla tutela della fauna.

Tutti compiti che potrebbero essere tranquillamente assolti da Regioni o Comuni.


E' stato calcolato che abolire tutte le province permetterebbe di risparmiare ogni anno 16 miliardi di euro, ovvero una finanziaria importante.

Ci sarebbero poi da ridistribuire le competenze agli altri enti, ma di sicuro ci libereremmo delle oltre 5000 poltrone politiche, alcune delle quali ricevono stipendi da 7000 euro al mese.


La proposta di abolire questo ente non è nuova, e sono molti i martiri che lo hanno quantomeno proposto, tutti alla fine messi a tacere.

E se è vero che questa idea è trasversale ai due schieramenti (ma sporadica) è anche vero che trasversale è anche il dissenso che riceve, sia a livello statale che locale.


La provincia è troppo comoda per i partiti, che ne traggono soprattutto un sostegno politico-ideologico, e le utilizzano per piazzarvi personaggi cresenti o calanti.

Inoltre è significativo l'utilizzo che le province fanno dei loro fondi, molti dei quali finiscono nel finanziamento ad enti privati o associazioni.


Per non parlare poi delle varie commissioni, consulte, dei vari comitati di ogni tipo, con compiti consultivi (quando va bene) che servono solo, nella stragrande maggioranza dei casi) ad assorbire risorse e ad aumentare il consenso. Basti assistere alle sedute di apertura delle Consulte studentesche, dove l'assessore di turno fa bella mostra di sè con un bel discorso sull'importanza dei giovani.


Leviamocele di culo, aumentano solo la burocrazia.

giovedì 20 settembre 2007

Tsunami V-day



Sono passate ormai quasi 2 settimane da quell'8 Settembre che sembra ancora molto vicino. I media parlano ancora di Grillo, ancora di quell'enorme Vaffanculo, ancora di noi. Vuol dire una cosa, che 300.000 persone non sono una goccia nel mare. 300.000 persone, 300.000 firme sono uno tsunami.

Le reazioni sono molteplici: c'è chi urla di gioia, chi tenta di screditare, chi non se n'è nemmeno accorto, chi ci crede poco, chi niente, e chi sente il fuoco sotto il culo.

A chi sostiene che questa manifestazione non sia stata altro che un esempio di qualunquismo, di populismo, un grido di protesta vuoto, senza proposte, rispondo che le ondate di populismo sono specchio di un disagio a cui bisogna porre rimedio, e che le proposte ci sono state, basta ascoltarle; le 300.000 firme sono appunto per una proposta di legge. e gli altri "rimedi" sono qui, nel documento "le primarie dei cittadini", sul blog di grillo ormai da tempo, e portate di persona al Presidente del Consiglio, che ha dichiarato che "sembrano il programma dell'unione".

E allora dov'è finito il tomo da 280 pagine? dov'è l'abrogazione della legge 30? e i dico? e l'attenzione per l'ambiente? e il sociale? al momento si è visto davvero poco.

Se il V-Day c'è stato e ha avuto l'impatto che ha avuto (non c'è telegiornale, rotocalco o programma vario che non ne parli ancora) è perchè la gente ha sete di giustizia, di facce nuove, di pulizia, di efficienza, di economia e soprattutto di riforme strutturali serie, importanti, che elimino prima di tutto la burocrazia paralizzante.

E chi fa allarmismo gridando al terrorismo deve rendersi conto che "se qualcuno sparasse, finisse per sparare..." non sarebbe colpa del primo Grillo che passa, che urla, ma del disagio e della malapolitica, o meglio palapartitica, l'unica vera antipolitica del nostro paese.

Il V-Day è finito, cominciano i V-Years.




venerdì 7 settembre 2007

L'ora del vaffanculo


Ci siamo, mancano poco più di 12 ore al V-Day, il momento in cui buona parte degli italiani manderà ufficialmente a quel paese questa classe politica.


L'evento, ideato e promosso da Beppe Grillo e dai suoi meet up, si terrà in oltre 200 piazze italiane.


Grillo sarà presente a Bologna, insieme ad altri ospiti come Marco Travaglio, Gianna Nannini, Massimo Fini, Sabina Guzzanti e molti altri.


E' difficile dire ora quale sarà l'impatto di questa giornata, cosa produrrà e se passerà alla storia, ma una cosa è certa: erano anni che così tanta gente (siamo a oltre 200.000 iscritti) non scendeva in piazza urlando il suo dissenso alla politica italiana.


A chi accusa l'iniziativa e Grillo di qualunquismo rispondo che il marcio è sia a destra che a sinistra non perchè siano tutti "cattivi", ma perchè in Italia si è innestato ormai un meccanismo di clientelismo, di favoritismo, di sfiducia nelle potenzialità del paese tale da aver mandato in cancrena tutto il sistema.


Domani scendiamo in piazza, urliamo il nostro VAFFANCULO e firmiamo la proposta di legge contro i deputati criminali.


Ci siamo, forse ci siamo, forse è il momento del cambiamento.

V-Day!
video

domenica 26 agosto 2007

Le mille polizie


Agli italiani, o meglio all'Italia, piacciono le anomalie, e ancor di più gli sprechi.

Come quella di avere due polizie con poteri pressochè identici.
I Carabinieri, la nostra polizia militare, è un organismo militare, ha ordinamento militare ma competenza generale.
Le polizie militari estere (la MP americana ad esempio) hanno ordinamento militare e competenza militare. Significa che agiscono in ambito militare o in regime di legge marziale. In alcuni casi hanno competenza civile in aree rurali.

Solo noi abbiamo gli stessi poteri della Polizia di Stato in un altro corpo. Sarà per le nostre esigenze di sicurezza, che però non sembrano appagate.

In realtà due polizie con stessi poteri e stesse competenze comportano spesso conflitto tra esse e competizione, che non sempre aiuta la sicurezza dei cittadini.

I Carabinieri hanno i poteri che hanno per un retaggio Piemontese, erano infatti la polizia dei Savoia, che poi è stata mantenuta fino ad oggi.

Oggi ciò è inutile se non dannoso. Sarebbe meglio sopprimere la Polizia di Stato o limitare le competenze dei Carabinieri a quelle militari.

Per non parlare poi dell'inutilità delle altre polizie intermedie, Polizia Provinciale su tutte, che assolvono poteri che potrebbero tranquillamente essere affidati ad organismi preesistenti e che ovviamente assorbono risorse.

In Italia il problema della sicurezza è presente da sempre, così come la criminalità organizzata. A quanto pare il nostro modello non funziona, perchè non cambiarlo?

mercoledì 22 agosto 2007

Gli ultimi saranno i primi


Pubblico un articolo inviatomi da un amico. Credo che desterà qualche polemica. E' un piccolo attacco alla cultura cattolica di cui è pregno il nostro paese.


Anche se non siamo credenti manteniamo una certa riverenza nei confronti del culto cristiano. Soprattutto dei suoi principi e dei suoi valori.

Sembrerebbe, e di certo in molte realtà si crede così, che i valori di carità, di giustizia , di rispetto verso il prossimo ecc siano una prerogativa cattolica o perlomeno cristiana.

Questa è una falsità! La Chiesa non è certo né degna né preparata ad insegnare valori e principi utili alla convivenza.

Troppo impegnata a indottrinare, e a diffondere il seme dell’intolleranza. Chiunque pone della barriere parlando di bene e di male elimina la possibilità del dialogo. Del resto come si fa a ragionare con chi al posto della testa usa la fede?

Il disprezzo verso il piacere dei sensi e verso l’affermazione personale hanno sempre fatto da contorno all’accettazione ipocrita del disegno divino. Come si può nutrire rispetto per chi dice “beati gli ultimi perché saranno i primi”?

Tutti hanno diritto ad una vita felice, alla possibilità di vivere con la dignità di un uomo e non di un animale. Le persone devo imparare a pretenderlo! Altro che beati gli ultimi!

La Chiesa è da molto che si prodiga nell’aiuitare i poveri, ma non fa niente perché non restino tali.

Non possiamo mica toglierli la possibilità di essere primi in quel bellissimo aldilà!

E chi dice di condividere l’affermazione risponda a questa domanda: “Cosa fai per diventare tu l’ultimo?”.

Il messaggio cristiano nella realtà difficilmente attecchisce. Chi porge l’altra guancia? Chi non scaglia la prima pietra?

Dove si ritrova nella vita di tutti i giorni il messaggio cristiano? Ha davvero un’utilità sociale?

Deve finire questo terrorismo del piacere che la Chiesa diffonde nei bambini. E’ un’ingiusta violenza volta a rovinare il naturale godimento dei piaceri.

Stento a vedere nel cattolicesimo importanti messaggi di pace, in compenso trovo ipocrisia e diseducazione in abbondanza.

Appropriamoci di una morale laica basata sulla ragione, lontana da bugie e falsità, una morale che ci permetta di vivere serenamente la nostra natura umana, fatta di sensi, carne e sangue.