domenica 26 agosto 2007

Le mille polizie


Agli italiani, o meglio all'Italia, piacciono le anomalie, e ancor di più gli sprechi.

Come quella di avere due polizie con poteri pressochè identici.
I Carabinieri, la nostra polizia militare, è un organismo militare, ha ordinamento militare ma competenza generale.
Le polizie militari estere (la MP americana ad esempio) hanno ordinamento militare e competenza militare. Significa che agiscono in ambito militare o in regime di legge marziale. In alcuni casi hanno competenza civile in aree rurali.

Solo noi abbiamo gli stessi poteri della Polizia di Stato in un altro corpo. Sarà per le nostre esigenze di sicurezza, che però non sembrano appagate.

In realtà due polizie con stessi poteri e stesse competenze comportano spesso conflitto tra esse e competizione, che non sempre aiuta la sicurezza dei cittadini.

I Carabinieri hanno i poteri che hanno per un retaggio Piemontese, erano infatti la polizia dei Savoia, che poi è stata mantenuta fino ad oggi.

Oggi ciò è inutile se non dannoso. Sarebbe meglio sopprimere la Polizia di Stato o limitare le competenze dei Carabinieri a quelle militari.

Per non parlare poi dell'inutilità delle altre polizie intermedie, Polizia Provinciale su tutte, che assolvono poteri che potrebbero tranquillamente essere affidati ad organismi preesistenti e che ovviamente assorbono risorse.

In Italia il problema della sicurezza è presente da sempre, così come la criminalità organizzata. A quanto pare il nostro modello non funziona, perchè non cambiarlo?

mercoledì 22 agosto 2007

Gli ultimi saranno i primi


Pubblico un articolo inviatomi da un amico. Credo che desterà qualche polemica. E' un piccolo attacco alla cultura cattolica di cui è pregno il nostro paese.


Anche se non siamo credenti manteniamo una certa riverenza nei confronti del culto cristiano. Soprattutto dei suoi principi e dei suoi valori.

Sembrerebbe, e di certo in molte realtà si crede così, che i valori di carità, di giustizia , di rispetto verso il prossimo ecc siano una prerogativa cattolica o perlomeno cristiana.

Questa è una falsità! La Chiesa non è certo né degna né preparata ad insegnare valori e principi utili alla convivenza.

Troppo impegnata a indottrinare, e a diffondere il seme dell’intolleranza. Chiunque pone della barriere parlando di bene e di male elimina la possibilità del dialogo. Del resto come si fa a ragionare con chi al posto della testa usa la fede?

Il disprezzo verso il piacere dei sensi e verso l’affermazione personale hanno sempre fatto da contorno all’accettazione ipocrita del disegno divino. Come si può nutrire rispetto per chi dice “beati gli ultimi perché saranno i primi”?

Tutti hanno diritto ad una vita felice, alla possibilità di vivere con la dignità di un uomo e non di un animale. Le persone devo imparare a pretenderlo! Altro che beati gli ultimi!

La Chiesa è da molto che si prodiga nell’aiuitare i poveri, ma non fa niente perché non restino tali.

Non possiamo mica toglierli la possibilità di essere primi in quel bellissimo aldilà!

E chi dice di condividere l’affermazione risponda a questa domanda: “Cosa fai per diventare tu l’ultimo?”.

Il messaggio cristiano nella realtà difficilmente attecchisce. Chi porge l’altra guancia? Chi non scaglia la prima pietra?

Dove si ritrova nella vita di tutti i giorni il messaggio cristiano? Ha davvero un’utilità sociale?

Deve finire questo terrorismo del piacere che la Chiesa diffonde nei bambini. E’ un’ingiusta violenza volta a rovinare il naturale godimento dei piaceri.

Stento a vedere nel cattolicesimo importanti messaggi di pace, in compenso trovo ipocrisia e diseducazione in abbondanza.

Appropriamoci di una morale laica basata sulla ragione, lontana da bugie e falsità, una morale che ci permetta di vivere serenamente la nostra natura umana, fatta di sensi, carne e sangue.

sabato 18 agosto 2007

Dreaming America



L'America è arrivata da tempo e pare destinata a restare. Non parlo di nuovi sbarchi militari, ma del modo di fare politica e della politica stessa.

Le particolarità positive (poche) della politica italiana sono andate in fumo nel giro di un decennio per lasciare il posto alle tradizioni d'oltreoceano.

La politica è cambiata, sono cambiati i valori. 15 anni fa ci si dimetteva per tangenti, oggi si è obbligati a farlo per una notte con una prostituta o per aver accostato con la macchina alla "fermata" di un trans.

E il Parlamento ci ha messo 18 mesi per costringere Previti, condannato in via definitiva per tangenti, a lasciare la sua carica.

Una politica questa che assomiglia sempre di più a quella americana, dove il puritanismo spopola, dove il caso degli ultimi venti anni non è stato il caso Enron ma il sexgate di Clinton.

E intanto la spopolano i dibattiti all'americana, i teatrini politici.

E anche le istituzioni si vorrebbero più americane, specialmente a destra, dove da anni si preme per un Senato Federale eletto su base regionale e un bel presidenzialismo all'americana tanto caro a Silvio.
Di tutto il made in USA ci si dimentica sempre di una cosa, che invece in America funziona benissimo e funzionerebbe probabilmente altrettanto bene qui: una bella legge sul conflitto di interessi.

Ma appare evidente che una legge come quella americana in Italia non fa comodo a nessuno, nè a chi gestisce le 3 principali reti televisive private italiane nè a chi ha legami con cooperative più o meno rosse o esulta per aver ottenuto una banca.

Ma a noi italiani va bene così, viviamo felici coi jeans addosso, il chewingum in bocca e un hamburger in mano.

Ecco servito il nostro sogno americano.


mercoledì 15 agosto 2007

Libertà è partecipazione


Lo era per Gaber, e lo è sul serio. Per questo non siamo un paese di persone libere, anche se ce ne danno l'illusione.

In Italia la politica non si fa, si subisce. Altrimenti le cose non starebbero come stanno, non saremmo nella situazione di stasi in cui ci troviamo.

L'italiano non vuole decidere, vuole delegare. Votare una volta ogni tanto basta a farlo sentire partecipe. Poi si tappa gli occhi fino alle successive elezioni. Dibatte al bar con gli amici su quanto sia meglio la sua parte politica, non diversamente da come si fa per le squadre di calcio, con la stessa cieca faziosità.


Ma povero, la colpa non è solo sua: c'è bisogno che sia così. Per mantenere in piedi il teatrino politico serve che ci sia chi lo sostiene, chi ci crede, chi si illude.

Per questo i mezzi di informazione non fanno informazione, per questo ci danno pane e polemiche ogni giorno, a questo serve Porta a Porta e il buon Vespa. Per questo tutti i telegiornali nazionali dedicano 10 minuti del loro tempo alle rubriche sulla cucina, sui motori, sullo sport, sullo spettacolo, sul gossip...

Per non parlare del resto. Per non parlare dei problemi veri del paese. La vera informazione gira ormai solo su internet e su alcuni libri.

Ed è attraverso internet che possiamo creare la nuova partecipazione, fatta di petizioni, forum, discussioni.

Per tutti questi motivi l'8 settembre dobbiamo esserci. Per ricominciare a partecipare.

venerdì 10 agosto 2007

8 per 1000... per 9 miliardi


Pubblico una lettera trovata su un blog e indirizzata alla Chiesa Cattolica.
Non tutti sanno che il nostro Stato è ancora succube dei Patti Lateranensi o di quello che ne resta, che non è poco.
Vennero poi riformati nel 1984 dal governo Craxi, che istituì l'8 per Mille come finanziamento alla Chiesa Cattolica.

La lettera dà un'idea di quanto ancora oggi pesino questi accordi sulle finanze dello Stato Italiano, e di dove vadano a finire i fondi ecclesiastici.

"
Scrivo la presente lettera in risposta alla richiesta di aiuto, ricevuta via posta, per il sostentamento delle missioni umanitarie in Africa. Mi si chiede di donare del denaro a i vari ordini di missionari salesiani per far pervenire cibo e aiuti di altro genere, come ad esempio la costruzione di pozzi, in aiuto alle popolazioni africane.

Varrei innanzitutto sottoporre alla vostra attenzione una serie di dati :


circa un miliardo di euro viene versato ogni anno nelle casse vaticane grazie all’8 per mille, una cifra dello stesso ordine viene spesa annualmente dallo stato nei modi più disparati: nel 2004, ad esempio, sono stati elargiti 478 milioni di euro per gli stipendi degli insegnati di religione, 258 milioni per i finanziamenti alle scuole cattoliche, 44 milioni per le cinque università cattoliche, 25 milioni per la fornitura di servizi idrici per la città del Vaticano, 20 milioni per l'Università Campus Biomedico dell'Opus Dei, 19 milioni per l'assunzione in ruolo degli insegnati di religione, 18 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, 9 milioni per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, 9 milioni per la ristrutturazioni degli edifici religiosi cattolici, 8 milioni per gli stipendi dei cappellani militari, 7 milioni per il fondo previdenza del clero, 5 milioni per l'Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, 2 milioni e mezzo per il finanziamento degli oratori, 2 milioni per la costruzione di edifici di culto, e così via.


Aggiungendo a tutto ciò una buona fetta del miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni private cattoliche, si arriva facilmente a una cifra annua di almeno TRE MILIARDI DI EURO. Ma non è finita, perché a queste uscite vanno naturalmente aggiunte le mancate entrate per lo Stato dovute a esenzioni fiscali di ogni genere alla Chiesa, valutate attorno ad altri SEI MILIARDI DI EURO.
Gli enti ecclesiastici sono infatti circa 59.000 e posseggono circa 90.000 immobili, adibiti agli scopi più vari: parrocchie, oratori, conventi, seminari, case generalizie, missioni, scuole, collegi, istituti, case di cura, ospedali, e così via. Il loro valore ammonta ad almeno 30 miliardi di euro, ma essi sono esenti dalle imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiunto (IVA).
Per capire l'entità di questa enorme cifra complessiva di NOVE MILIARDI DI EURO, basta notare che si tratta del 45 per cento della manovra economica per la finanziaria del 2006, che è stata di 20 miliardi: ovvero, senza la Chiesa, o almeno senza i suoi privilegi economici, lo Stato potrebbe praticamente dimezzare le tasse a tutti i suoi cittadini.


Aiutare economicamente la chiesa cattolica dovrebbe essere un diritto per un cittadino e non un dovere, come di fatto avviene in Italia.


Io da cittadino ateo vi dico che ho sostentato involontariamente, con circa la metà dei miei contributi la Chiesa Cattolica. Di tutte le spese che sostiene la Chiesa condivido solo le opere umanitarie, a cui donate il 9 % dell’8 per mille.


Voi mi dite che servono 10 000 euro per un pozzo; io vi rispondo: con tutti i soldi che in questi anni vi ho versato avrei costruito più di un pozzo, io come milioni di italiani.


Spero capiate la mia rabbia nei confronti della vostra richiesta, anche se indirizzata ad una buona causa."


I dati e le cifre della lettera sono tratti da:


"Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)" di Piergiorgio Odifreddi, Longanesi
"Secondo rapporto sulla Laicità" in "Critica Liberale" vol XIII
"Enti ecclesiastici, le cifre dell'evasione fiscale", Ares (agenzia di ricerca economica e sociale), rapporto del 7 settembre 2006.

mercoledì 8 agosto 2007

bicameralismo "perfetto"


L'Italia, come la maggioranza dei paesi occidentali, è dotata di un bicameralismo perfetto.
E' proprio nella sua "perfezione" l'anomalia del nostro sistema rispetto agli altri.
Le due camere servono infatti nel più dei casi, come in quello statunitense, da espressioni di due interessi diversi, (federali da un lato e statali dall'altro ad esempio), e hanno poteri diversi.

Nel nostro caso invece le due camere hanno gli stessi identici poteri e sono eletti sulla stessa base nazionale (con piccole differenze come l'età necessaria per il voto e la candidatura al Senato).

Un sistema del genere dovrebbe garantire una "doppia ponderatura" degli atti del Parlamento, in modo da partorire leggi migliori.

Il fallimento di questa scelta si può constatare considerando:


- l'entità delle leggi partorite negli ultimi anni e negli ultimi mesi (salva-previti, salva-berlusconi, tappa-la-bocca-ai-magistrati-e-ai-giornalisti, ciirami, gasparri, indulto, condoni...)

- il fatto che in Italia siano i partiti a governare, e non il deputato\senatore. Infatti sono i partiti a decidere chi candidare e in quale sezione (e grazie alla cosiddetta "legge porcata elettorale", così definita dal suo autore On. Calderoli, senza nemmeno dare la possibilità per il cittadino di esprimere una preferenza). E considerando che alla Camera e al Senato sono presenti pressappoco gli stessi partiti è normale pensare che le idee che vi penetreranno saranno le stesse, trasformando il doppio ponderamento in una seconda lettura data dalla stessa persona-entità, ovvero il partito.

- la macchinosità del sistema legislativo, che prevede che un atto non possa entrare in vigore fintanto che non sia stato approvato con lo stesso testo, virgole comprese, da entrambe le camere. Questo provoca un rimbalzo continuo dei DDL da un ramo all'altro del Parlamento, a volte per motivi davvero strumentali.

E' per questo che il fine a cui tendere è un MONOCAMERALISMO, che permetterebbe non solo una drastica riduzione delle spese politiche (considerate non solo il numero di parlamentari in meno, ma anche la riduzione del numero delle commissioni, degli uffici, dei portaborse, degli aiutanti dei portaborse...) ma anche una maggiore efficienza e rapidità nell'approvazione delle riforme.